Ipertensione e ictus: conoscere la pressione per ridurre il rischio

La pressione alta è un fattore di rischio spesso silenzioso. Misurarla correttamente e riuscire a gestirla insieme al proprio medico è un elemento centrale della prevenzione dell’ictus. L’ipertensione arteriosa è infatti uno dei principali fattori di rischio modificabili. Quando la pressione si mantiene elevata nel tempo, può danneggiare le arterie e favorire alterazioni della circolazione cerebrale. Spesso non causa sintomi riconoscibili: sentirsi bene non è sufficiente, è importante conoscere i propri valori. Secondo l’OMS, nel 2024 circa 1,4 miliardi di adulti tra i 30 e i 79 anni convivevano con l’ipertensione, e circa 600 milioni non ne erano consapevoli.
La pressione elevata può contribuire tanto all’ictus ischemico, dovuto all’ostruzione di un vaso, quanto all’ictus emorragico, provocato dalla rottura di un vaso sanguigno. Può inoltre danneggiare la circolazione dei piccoli vasi cerebrali. Un controllo adeguato della pressione contribuisce quindi a ridurre il rischio, pur senza eliminarlo completamente.
Lo studio randomizzato IMPACT-BP, condotto in un’area rurale del Sudafrica e pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2025, ha confrontato l’assistenza consueta con due programmi domiciliari che includevano operatori di comunità, misurazioni pressorie, consegna dei farmaci e sostegno infermieristico a distanza. Dopo sei mesi, i gruppi seguiti a domicilio presentavano in media valori sistolici inferiori rispetto al gruppo con assistenza abituale. Secondo i dati corretti pubblicati nel 2026, il controllo dell’ipertensione era raggiunto dal 32,5% nel gruppo standard, dal 57,4% nel gruppo con operatori di comunità e dal 61,3% nel gruppo potenziato. Il risultato riguarda un modello integrato di cura: non dimostra che automisurarsi la pressione, senza assistenza, sia sufficiente, né misura direttamente una riduzione degli ictus.
Ridurre il sale, muoversi regolarmente, non fumare, limitare l’alcol e seguire le eventuali terapie prescritte sono parti di uno stesso percorso. Anche quando la pressione migliora, i farmaci non devono essere interrotti o modificati autonomamente. Conoscere la propria pressione è il punto di partenza; interpretarla e decidere come intervenire richiede un confronto con un professionista sanitario.
Come misurare correttamente
Le misurazioni a domicilio possono aiutare a descrivere l’andamento della pressione nel tempo. È preferibile usare un dispositivo automatico validato da braccio, con bracciale adatto. Prima della rilevazione è utile evitare fumo, caffeina e attività fisica per circa 30 minuti e restare seduti tranquilli per almeno cinque minuti, con schiena appoggiata, piedi a terra e braccio sostenuto all’altezza del cuore. Si eseguono generalmente due misure ravvicinate e si annotano i risultati secondo un programma concordato con il medico. Un solo valore elevato non equivale a una diagnosi.
Che cosa significano i valori
La pressione viene espressa con due numeri: sistolica (massima), durante la contrazione del cuore, e diastolica (minima), durante il rilassamento. Nelle linee guida europee del 2024, l’ipertensione è generalmente definita in ambulatorio da valori confermati di almeno 140 mmHg di sistolica e/o 90 mmHg di diastolica; nella misurazione domiciliare si considera una media di almeno 135/85 mmHg. Si tratta di riferimenti clinici, non di uno strumento per autodiagnosticarsi: il medico deve valutarli considerando contesto, età, patologie e rischio complessivo.


