Prendersi cura del cervello significa anche prevenire l’ictus

La salute cerebrale non riguarda soltanto chi convive con una malattia neurologica. Si costruisce nel corso della vita ed è influenzata da molti elementi: dalla salute cardiovascolare alle abitudini quotidiane, dall’ambiente in cui viviamo alle condizioni sociali, fino alla possibilità di accedere alla prevenzione, alla diagnosi, alle cure e alla riabilitazione.
Prendersi cura del cervello significa quindi guardare alla salute nel suo insieme e intervenire, quando possibile, sui fattori che possono proteggerla nel tempo.
Una questione di salute pubblica
Quando si parla di salute del cervello si pensa spesso a malattie come ictus, demenze, Parkinson o epilessia. Il concetto, però, è più ampio. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce infatti la salute cerebrale in relazione al funzionamento del cervello nelle sue diverse dimensioni – cognitive, sensoriali, motorie, emotive e sociali – lungo tutto l’arco della vita. Non significa semplicemente assenza di malattia, ma possibilità di mantenere il più possibile quelle funzioni che permettono di apprendere, comunicare, muoversi, prendere decisioni, costruire relazioni e svolgere le attività della vita quotidiana.
La dimensione del fenomeno è rilevante. Un’analisi internazionale basata sul Global Burden of Disease 2021 ha stimato che nel 2021 circa 3,4 miliardi di persone, pari al 43% della popolazione mondiale, presentassero almeno una delle 37 condizioni considerate capaci di interessare il sistema nervoso. Nel loro insieme, queste condizioni hanno rappresentato la principale causa globale di perdita di anni di vita in buona salute.
È importante, però, leggere correttamente questi numeri. Il dato comprende situazioni molto diverse tra loro: dalle cefalee alle neuropatie, dall’epilessia alle demenze, fino ad alcune condizioni neonatali, infettive o congenite quando comportano un danno neurologico. Non indica quindi quante persone abbiano una singola “malattia del cervello”.
Anche l’aumento del numero complessivo di persone interessate non significa necessariamente che la salute neurologica della popolazione stia peggiorando nella stessa proporzione. Tra il 1990 e il 2021, infatti, è aumentato il numero assoluto di persone coinvolte, anche per effetto della crescita e dell’invecchiamento della popolazione mondiale, mentre i tassi standardizzati per età relativi alla mortalità e alla perdita di salute sono diminuiti.
Salute del cervello e salute cardiovascolare
Tra le condizioni che hanno un maggiore impatto sulla salute cerebrale, l’ictus occupa un ruolo centrale.
L’ictus si verifica quando il flusso di sangue verso una parte del cervello viene interrotto, generalmente per l’ostruzione di un vaso sanguigno, oppure quando un vaso cerebrale si rompe provocando un’emorragia. In entrambi i casi, il tessuto cerebrale può subire un danno. Cervello, cuore e vasi sanguigni sono quindi strettamente collegati. Molti dei fattori che aumentano il rischio cardiovascolare possono influire anche sul rischio di ictus: tra questi vi sono pressione arteriosa elevata, glicemia e colesterolo, fumo, eccesso di peso e alcune patologie cardiache.
Proteggere la salute cardiovascolare significa, dunque, contribuire anche alla protezione del cervello.
Molti fattori di rischio agiscono nel tempo
L’ictus si manifesta improvvisamente, ma molti dei fattori che possono favorirlo agiscono lentamente, nel corso degli anni.
L’analisi del Global Burden of Disease 2021 ha preso in considerazione 23 fattori di rischio modificabili associati all’ictus. Nel loro insieme, a questi fattori è stato attribuito circa l’84% dei DALY legati all’ictus nel mondo. I DALY sono un indicatore utilizzato negli studi epidemiologici per misurare gli anni di vita in buona salute persi a causa di morte prematura o disabilità.
Tra i fattori che incidono maggiormente figurano la pressione arteriosa sistolica elevata, l’inquinamento atmosferico da particolato, il fumo, livelli elevati di colesterolo LDL, alcuni aspetti dell’alimentazione, la glicemia elevata, l’eccesso di peso e la scarsa attività fisica. Questo dato richiede però attenzione: non significa che l’84% degli ictus possa essere evitato semplicemente cambiando stile di vita.
I diversi fattori possono sovrapporsi e interagire tra loro e la loro presenza è influenzata anche da età, caratteristiche individuali, predisposizione genetica, condizioni economiche e sociali e possibilità di accedere ai servizi sanitari. Inoltre, la quota di malattia “attribuibile” a un fattore di rischio è una stima epidemiologica riferita alla popolazione, non una previsione del rischio della singola persona.
Il dato mostra però qualcosa di importante: una parte consistente dell’impatto dell’ictus è collegata a condizioni sulle quali, a livello individuale o collettivo, esistono possibilità di intervento.
Pressione arteriosa: un fattore da conoscere
Tra i fattori associati all’ictus, l’ipertensione arteriosa ha un peso particolarmente rilevante. Nel GBD 2021 la pressione sistolica elevata è risultata il principale fattore di rischio preso in considerazione per gli anni di vita in buona salute persi a causa dell’ictus.
Uno degli aspetti che rende l’ipertensione insidiosa è che spesso non provoca sintomi riconoscibili. Ci si può sentire bene e avere comunque valori pressori elevati. Per questo non è possibile capire semplicemente “come ci si sente” se la propria pressione è nella norma: occorre misurarla. Conoscere i propri valori e, quando necessario, confrontarsi con il medico consente di valutare se siano indicati ulteriori controlli o un trattamento.
Il controllo della pressione non va quindi considerato soltanto come un gesto rivolto alla salute del cuore: è anche una forma di prevenzione cerebrovascolare.
La prevenzione non dipende soltanto dagli stili di vita
Parlare di prevenzione significa spesso parlare di fumo, alimentazione, movimento o consumo di alcol. Sono aspetti importanti, ma la salute non dipende esclusivamente dalle decisioni della singola persona. Il GBD include, per esempio, anche l’inquinamento atmosferico da particolato tra i fattori associati all’impatto dell’ictus.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che la salute cerebrale è influenzata da molteplici determinanti: salute fisica, qualità dell’ambiente, sicurezza, possibilità di apprendere e mantenere relazioni sociali e accesso a servizi sanitari di qualità. La possibilità di camminare o utilizzare la bicicletta in sicurezza, avere accesso ad alimenti adeguati, vivere in ambienti meno inquinati, effettuare controlli sanitari e ricevere tempestivamente le terapie necessarie dipende infatti anche dalle condizioni sociali ed economiche e dal luogo in cui si vive. L’OMS definisce questi elementi “determinanti sociali della salute”: le condizioni nelle quali le persone nascono, crescono, lavorano, vivono e invecchiano possono creare opportunità molto diverse di mantenersi in salute.
Per questo la prevenzione è allo stesso tempo individuale e collettiva.
Conoscere il proprio rischio
Non tutte le persone hanno lo stesso rischio di sviluppare un ictus. Età, familiarità, pressione arteriosa, diabete, livelli di colesterolo, fumo, peso corporeo, attività fisica e presenza di patologie cardiovascolari possono contribuire in maniera diversa.
Tra le condizioni cardiache che richiedono particolare attenzione vi è la fibrillazione atriale, un’aritmia nella quale il battito degli atri diventa irregolare. Questa condizione può favorire la formazione di coaguli nel cuore; se un coagulo raggiunge la circolazione cerebrale e ostruisce un’arteria, può provocare un ictus ischemico.
La prevenzione non può quindi essere identica per tutti. Una persona che fuma, una con diabete, una con ipertensione non controllata e una con fibrillazione atriale possono avere profili di rischio e necessità differenti. Per questo è importante considerare i fattori nel loro insieme anziché concentrarsi su un singolo valore. Seguire correttamente le terapie prescritte per l’ipertensione, il diabete, l’ipercolesterolemia o determinate condizioni cardiache fa parte della prevenzione tanto quanto intervenire sulle abitudini quotidiane.
Muoversi conta, anche nella vita quotidiana
L’attività fisica regolare contribuisce alla salute cardiovascolare e aiuta a prevenire e controllare condizioni come ipertensione, diabete e malattie cardiovascolari. È inoltre associata a benefici per il benessere psicologico e per il mantenimento delle capacità funzionali. Essere fisicamente attivi non significa necessariamente praticare uno sport. L’OMS considera attività fisica ogni movimento prodotto dai muscoli che comporti un consumo di energia: camminare, pedalare, svolgere attività domestiche, muoversi per lavoro o dedicarsi ad attività ricreative sono tutte forme di movimento. È un aspetto particolarmente importante in una società in cui lavoro, spostamenti e tempo libero comportano spesso molte ore trascorse seduti.
Secondo le più recenti stime globali dell’OMS, riferite al 2022, il 31% degli adulti nel mondo – circa 1,8 miliardi di persone – non raggiungeva i livelli raccomandati di attività fisica.
Inserire più movimento nella giornata e ridurre i lunghi periodi di inattività rappresenta quindi uno degli ambiti sui quali è possibile intervenire, adattando sempre il tipo e l’intensità dell’attività alle proprie condizioni di salute.
Prevenire significa anche diagnosticare e curare
La salute cerebrale non riguarda soltanto ciò che possiamo fare prima che compaia una malattia. Significa anche poter riconoscere tempestivamente un problema, ricevere una diagnosi, accedere alle cure appropriate e, dopo un evento come l’ictus, iniziare un percorso di riabilitazione quando indicato. Prevenzione, trattamento e riabilitazione non sono quindi ambiti separati, ma parti di uno stesso percorso di tutela della salute.
Su questo fronte esistono ancora forti disuguaglianze. L’OMS evidenzia differenze molto ampie nella disponibilità di servizi, professionisti e risorse per le condizioni neurologiche tra le diverse aree del mondo. Nel 2025 l’Organizzazione ha ribadito che le patologie neurologiche rappresentano la principale causa globale di cattiva salute e disabilità e che persistono importanti lacune nell’accesso all’assistenza. La salute cerebrale è quindi anche una questione di equità: poter ricevere informazione, prevenzione, diagnosi, terapie e riabilitazione non dovrebbe dipendere dalle condizioni economiche o dal luogo in cui una persona vive.
Proteggere il cervello lungo tutto l’arco della vita
Pensare alla salute cerebrale significa adottare una prospettiva più ampia della semplice prevenzione di una singola malattia. Il cervello cambia durante tutta la vita e la sua salute è influenzata dall’interazione tra caratteristiche individuali, condizioni fisiche, ambiente, relazioni sociali e accesso ai servizi. Proteggerlo significa quindi prendersi cura anche della salute del cuore e dei vasi sanguigni, conoscere i propri fattori di rischio e intervenire, quando possibile, su quelli modificabili. Significa allo stesso tempo creare condizioni che rendano più semplice per tutti adottare comportamenti favorevoli alla salute e poter accedere alla prevenzione e alle cure. Non esiste una singola azione in grado di eliminare completamente il rischio di ictus. Esistono però molti interventi, individuali e collettivi, che possono contribuire a ridurlo.
Da dove cominciare?
Un primo passo può essere conoscere la propria situazione.
Conosci i tuoi valori di pressione arteriosa? Hai effettuato i controlli di glicemia e colesterolo indicati per te? Sono presenti condizioni cardiovascolari che richiedono controlli o terapie? Sai quali sono i fattori sui quali, nel tuo caso, può essere utile intervenire?
Il medico di medicina generale può aiutare a valutare questi elementi nel loro insieme e a stabilire quali controlli siano opportuni in base all’età, alla storia clinica e al profilo di rischio individuale. Prendersi cura della salute cerebrale non significa cercare di azzerare ogni rischio. Significa conoscerlo, valutarlo e intervenire dove è possibile, prima che si sviluppi una malattia.


